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Troviamo i nostri amici PDF Stampa E-mail

Il 4 gennaio 2008 i nostri amici si trovavano in Venezuela sul volo da Caracas per Los Roques. Un itinerario di poco più di 30 minuti. Ma quell'aereo non è mai arrivato; è sparito dopo aver lanciato un allarme durante la fase di atterraggio. Dieci giorni dopo sulla spiaggia di Falcon, a circa 330 km dal punto da cui è stata segnalata l'emergenza è stato ritrovato il corpo del co-pilota. Dei passeggeri, del pilota e dell'aereo non si sà ancora nulla.

Si è creata una comunità formata da amici, famigliari, ma, anche da molte persone che vogliono dare il loro contributo a questa terribile vicenda. Il Guestbook è raggiungibile sul sito

http://www.stefanoefabiola.org/

Vogliamo: Paolo, Bruna, Sofia e Emma, Stefano, Fabiola, Rita, Annalisa e altri 4 passeggeri e piloti. 

Erano le dieci del mattino, le 15 in Italia, quel maledetto venerdì 4 gennaio. Sul Let-410 della compagnia Transaven decollato da Caracas per le isole Los Roques sedevano due piloti e 12 passeggeri: una famiglia trevigiana - Paolo Durante, quarantenne; sua moglie Bruna Guernieri e le loro figlie Sofia e Emma di sei e otto anni - Annalisa Montanari, 42 anni e Rita Calanni Rindina, 46, entrambe residenti a Bologna, e i romani Stefano Frangione e Fabiola Napoli in viaggio di nozze. Insieme a loro altri quattro passeggeri - tre venezuelani e un cittadino svizzero.

Dieci giorni dopo, ad una decina di miglia al largo della penisola di Paraguanà, nello stato di Falcon, a circa 330 chilometri dalla capitale Caracas, alcuni pescatori recuperarono il corpo del co-pilota Osmel Avilia, riconosciuto attraverso le impronte dentarie. Accanto galleggiava il giubbotto di salvataggio con la luce stroboscopica in dotazione al personale di volo.

Era già successo dieci anni fa. Nelle stesse acque intorno all'arcipelago de Los Roques, davanti a Caracas, in Venezuela. Un piccolo aereo da turismo con 4 passeggeri precipita in mare trascinando sul fondale un avvocato di Amnesty International, un suo amico australiano ed una coppia di giovani sposi veneti, Mario Parolo e Teresa de Bellis. Iniziano le ricerche; viene recuperato solo il corpo dell'amico dell'avvocato ma nessuno riesce a recuperare gli altri cadaveri.

4 gennaio 2008: stessa rotta, stesso incidente. Un bimotore con a bordo 14 passeggeri scompare dai radar dell'aeroporto sull'isola di Gran Roque. Tra i dispersi ci sono otto connazionali. Sono trascorse quasi due settimane: è stato recuperato solo un corpo, quello del co-pilota. Degli altri nulla. Neppure il rottame è stato individuato.

Due incidenti quasi fotocopia, "ma questa volta non vogliamo che cada il silenzio sulla morte dei nostri cari". I famigliari degli scomparsi hanno aperto un sito con il nome dei loro cari, stefanoefabiola.org, e in dieci giorni hanno raccolto quasi diecimila contatti. Una grande platea di amici e conoscenti che vogliono sapere, chiedono notizie, rilanciano agenzie venezuelane e annunciano servizi giornalistici sulle televisioni nazionali.

Dopo 78 ore di volo, le ricerche con gli aerei sono state sospese; ora a cercare i corpi c'è solo una nave oceanografica che in un'area di 5.000 chilometri quadrati tenta di rintracciare con il sonar i resti dell'aereo. "Se ci andassero anche le nostre unità militari - ripetono i famigliari dei dispersi - forse li avremmo già trovati. Su qualche fotografia scattata dai satelliti spia potrebbero esserci informazioni utili, ma nessuno vuole darci quelle immagini".

Chavez in persona si è impegnato a fare tutto il possibile. Il presidente venezuelano si è incontrato un paio di giorni fa con il presidente della Camera Fausto Bertinotti a Caracas e gli ha promesso che le ricerche proseguiranno. Il generale Antonio Rivero, responsabile della Protezione civile venezuelana, appena due mesi fa era a Roma e con il ministero degli Esteri italiano ha stretto un patto di collaborazione che ha rinnovato in questi giorni. "Sta facendo l'impossibile per trovare i nostri connazionali", ha confidato Elisabetta Belloni, capo dell'Unità di crisi della Farnesina.

La magistratura venezuelana ha aperto un'inchiesta sulla scomparsa dell'aereo e qualcosa è già emerso. Ad esempio, che i tabulati dei cellulari del pilota e del co-pilota, entrambi venezuelani, dimostrano che i telefoni hanno taciuto in concomitanza con l'ora del decollo del bimotore. Per verificare i tracciati dei portatili italiani in tasca ai nostri otto connazionali bisognerà attendere ancora ma il magistrato ha assicurato che ordinerà al più presto un riscontro.

 
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